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Nuovo Paese agosto 20 | August 20

Sonja Sedmak on September 9, 2020 - 2:19 pm in News & Events, Nuovo Paese, Nuovopaese 2020

Nuovo Paese agosto | august 2020

Editorial

Popular disquiet ignored

Public anger against economic systems that led to the global financial crisis (GFC), which briefly shook the world in 2007/08, has morphed into popular disquiet against politicians.
The GFC had brought financial institutions into disrepute and some of those reverberations led to Australia’s Royal Commission into Misconduct in the Banking, Superannuation and Financial Services Industry.
However, the current pandemic has cast a long shadow on the Commission’s condemning findings and on compelling urgent economic issues that can’t seem to unravel the Gordian knot of inequality.
In the meantime public disquiet has been directed at the nature and character of politicians who are seen with the mistrust that has undoubtedly been earned.
This in large part explains the interest by a sizeable number of the USA’s citizenry in Donald Trump whose exterior is unlike any other politician and is becoming a role model of sorts.
It would be a mistake to analyse the current state of public affairs with a simplistic disdain for Trump’s vulgarities. In reality his policies have not strayed too far from American interests which is possibly why, notwithstanding serious legal questions about his personal and business affairs, Congress has tolerated him.
It is not unforeseeable that Trump wins a second term in the coming presidential elections.
The heavy lifting of who Americans can have as president has been done and neither Trump nor Joe Biden is likely to threaten established interests.  The US is unlikely to give up it’s economic leadership noting that the three richest men (yes, men), Jeff Bezos , Bill Gates , and Mark Zuckerberg are Americans.
But, while popular disquiet busies itself with the theatre of elections another group calling itself Millionaires for Humanity are asking governments to raise taxes on the rich “immediately, substantially and permanently”.

Editoriale

L’inquietudine popolare ignorata

La rabbia dell’opinione pubblica contro i sistemi economici che hanno portato alla crisi finanziaria globale delel 2007/08, si è trasformata in inquietudine popolare contro i politici.
Questa ha portato discredito verso le istituzioni finanziarie e alcune delle conseguenti ripercussioni hanno contribuito alla nascita della Australia’s Royal Commission in materia di cattiva condotta nel settore bancario, previdenziale e dei servizi finanziari.
Tuttavia, l’attuale pandemia ha gettato una lunga ombra sulle conseguenti condanne della Commissione, oltre che su questioni economiche urgenti e convincenti, dal momento che non si riesce a sciogliere il nodo gordiano delle disuguaglianze.
Nel frattempo l’inquietudine dell’opinione pubblica si è rivolta verso la natura e il carattere dei politici, visti con la sfiducia che senza dubbio molti di loro si sono guadagnati.
Ciò spiega in gran parte l’interesse di un numero considerevole di cittadini statunitensi nei confronti di Donald Trump, la cui immagine è diversa da quella di qualsiasi altro politico e sta diventando una sorta di modello.
Sarebbe un errore analizzare lo stato attuale della cosa pubblica con un semplicistico disprezzo per le volgarità di Trump.
In realtà le sue politiche non si sono allontanate troppo dagli interessi americani, motivo per cui, nonostante le serie questioni legali sui suoi affari personali e commerciali, il Congresso continua a tollerarlo.
Non è improbabile che Trump ottenga il suo secondo mandato alle prossime elezioni presidenziali. Il grosso è fatto con la scelta dei due. Ma a prescindere da chi gli americani eleggeranno l’opinione comune è che né Trump né Joe Biden rischiano di minacciare gli interessi consolidati.
È improbabile che gli Stati Uniti rinuncino alla loro leadership economica considerando che i tre uomini più ricchi de mondo (sì, uomini), Jeff Bezos, Bill Gates e Mark Zuckerberg sono americani.
Ma mentre l’inquietudine popolare si occupa del teatro delle elezioni, un altro gruppo che si fa chiamare “Millionaires for Humanity” chiede ai governi di aumentare le tasse sui ricchi “immediatamente, sostanzialmente e permanentemente”.
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